Il valore dell’open source

La blockchain per definizione è necessario sia pubblica, trasparente ed immutabile, e per rispettare queste tre caratteristiche fondamentali è necessario eseguire un distinguo.

Sino all’avvento della blockchain di Bitcoin, esistevano delle DLT (distributed ledger technologies) ovvero degli strumenti che ti permettevano di distribuire i dati a specifici computer per ridurre il rischio di hacking senza però permettere a chiunque l’accesso al sistema.

Purtroppo ancora oggi si fa fatica a distinguere le cose, una blockchain permissionless così come quella di Scrypta, di Bitcoin o di Ethereum, spesso vengono poste sullo stesso piano di altre tipologie di infrastrutture in cui né il codice, né l’ingresso è open.

Questa differenza, che apparentemente può sembrare infima, in realtà ne costituisce il valore aggiunto.

La filosofia open-source posta alla base dell’intero progetto Scrypta, così come quello dei progetti più rilevanti del mondo delle criptovalute, fa sì che sulla repository GitHub sia possibile monitorare il lavoro di ricerca e di sviluppo che viene portato avanti quotidianamente dall’intero ecosistema.

Immaginate un ristorante dove dicono di preparare una buonissima carne alla brace, cotta davvero su braci ardenti, ma la cucina è completamente chiusa, e non avete alcun modo di vedere al di là di quel muro. Dovreste fidarvi della pubblicità e delle opinioni travisate di chi magari ha interessi nel farvi mangiare quel piatto. Preferireste a quel punto una cucina a vetri?

L’essere open ed in costante sviluppo ha reso possibile implementare alcune caratteristiche altrettanto interessanti per l’utente.

La blockchain di Bitcoin impiega dieci minuti per validare un singolo blocco, utilizzando il protocollo PoW, ovvero di proof of work, l’operazione diventa macchinosa, matematicamente complessa ed energivora, tanto quanto quella di tutte le criptovalute che si basano su questa tipologia di protocollo.

Scrypta chain invece ha scelto di ottimizzare tempi e costi permettendo l’estrazione dei blocchi attraverso degli stakers ogni minuto, questo garantisce un “timeframe” rapido per l’esecuzione di transazioni e la scrittura delle informazioni.

Come facilmente intuibile arrivati a questo punto il protocollo di consenso è il “Proof of Stake” (PoS), con una rete aggiuntiva di validatori chiamati Masternode.

Ogni blocco può contenere un massimo di 1MB di informazioni. La capacità di ogni singola transazione di contenere dati arbitrari (attraverso l’OP RETURN) è di 50 kilobyte. Troppo complesso per i tuoi gusti?

Ti basti pensare che il progetto Scrypta si basa su 7 pilastri, di cui però approfondiremo gli aspetti tecnici nei prossimi appuntamenti di Scrypta insight.

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